Se stai cercando un trucco naturale e gratuito per allontanare i piccioni dal balcone senza reti, sappi che spesso la soluzione è già in cucina. Io l’ho capito un po’ per esasperazione, un po’ per curiosità, quando mi sono accorto che quei “ritorni” quotidiani non erano casuali: avevano trovato un posto comodo, sicuro e, soprattutto, prevedibile.
Il trucco più semplice: spezie dal profumo “no grazie”
I piccioni (o meglio, il piccione urbano) sono creature d’abitudine. Se un punto è tranquillo e non dà fastidio, lo ripeteranno. Qui entrano in gioco le spezie: odori intensi che per noi sono familiari, ma per loro risultano sgradevoli.
Cosa usare
- Pepe nero macinato
- Peperoncino in polvere
- Cannella (in polvere)
Come applicarle (davvero in due minuti)
- Pulisci velocemente il punto dove si appoggiano (davanzale, ringhiera, bordo vaso).
- Spargi una striscia sottile di spezia lungo i “percorsi” più usati.
- Ripeti dopo pioggia, vento forte o lavaggi.
L’effetto migliore arriva quando capisci dove atterrano sempre: di solito è un angolo riparato o una ringhiera dove possono osservare tutto senza essere disturbati.
Altri rimedi casalinghi a costo zero (o quasi)
Quando vuoi alzare il livello, la cosa più efficace è combinare odore + movimento + luce. Non serve trasformare il balcone in un luna park, basta inserire piccoli fastidi “imprevedibili”.
1) Oggetti riflettenti: la paura della luce che si muove
I riflessi improvvisi li mettono in allerta, perché ricordano qualcosa che cambia e che non controllano.
Prova con:
- vecchi CD appesi con un filo
- strisce di carta di alluminio
- nastri plastici bicolore recuperati da imballaggi
- bottiglie d’acqua con qualche fascia di alluminio intorno
Posizionali in modo che il vento li faccia oscillare. Se restano immobili, dopo un po’ diventano “arredo” e perdono efficacia.
2) Girandole e oggetti in movimento
Una girandola infilata in un vaso è sorprendentemente utile: non spaventa con aggressività, ma crea un movimento costante e un piccolo rumore che li rende meno tranquilli.
Alternative semplici:
- palloncini colorati (meglio se due, così si muovono in modo diverso)
- una piccola bandierina di plastica leggera
3) Naftalina fai-da-te (con prudenza)
L’odore può essere repellente, ma qui vale una regola: moderazione. Se decidi di usarla, mettila in sacchetti di tela o garza, appesi o nei vasi, evitando luoghi dove passi spesso con finestre aperte. Non esagerare, perché l’inalazione continua non è piacevole per noi e non è il tipo di “soluzione naturale” che molti cercano.
4) Piante repellenti che profumano il balcone
Se preferisci un approccio più “da casa vissuta”, alcune piante aromatiche aiutano:
- menta
- lavanda
Non fanno miracoli da sole, ma funzionano bene come rinforzo, soprattutto vicino ai punti di appoggio.
La combinazione che di solito funziona meglio
Se dovessi scegliere una strategia concreta, userei questo mix, semplice e realistico:
- Spezie sui davanzali (pepe o peperoncino)
- 1 o 2 oggetti riflettenti appesi vicino alla ringhiera
- una routine minima di pulizia (anche solo 2 volte a settimana)
Ecco una mini guida rapida:
| Obiettivo | Metodo | Frequenza |
|---|---|---|
| Rompere l’abitudine | Spezie | dopo pioggia o 1-2 volte/settimana |
| Aggiungere imprevedibilità | Riflettenti o girandole | sempre, spostali ogni tanto |
| Rendere il posto “scomodo” | Pulizia guano e nidi | regolare |
Due consigli che cambiano tutto (più di quanto sembri)
- Non lasciare cibo (nemmeno briciole o ciotole d’acqua): se trovano una fonte, tornano.
- Rimuovi subito guano e materiali da nido: l’odore e i segni “raccontano” che quello è un posto già approvato.
Se non basta: cosa fare senza fare del male
Se il problema è persistente, magari perché il balcone è molto riparato o vicino a un punto di ritrovo, puoi valutare soluzioni più strutturate come dissuasori a punte o fili (installati correttamente). L’obiettivo resta lo stesso: rendere l’appoggio scomodo, non ferirli.
La parte bella di questi rimedi è che, con un po’ di costanza, spesso vinci tu: non con la forza, ma con piccoli segnali che dicono, ogni giorno, “qui non è più un posto comodo”.




