Il lato oscuro delle crocchette economiche spesso non si vede subito. All’inizio sembra tutto normale: la ciotola si svuota, il cane o il gatto mangia volentieri, il portafoglio ringrazia. Poi, mese dopo mese, qualcosa può cambiare in modo silenzioso, come una lampadina che perde intensità senza che tu te ne accorga. E quando te ne accorgi, a volte, è già diventata “la nuova normalità”.
Perché il prezzo basso può avere un costo biologico
Le crocchette non sono tutte uguali, e non è solo marketing. Nelle linee più economiche, spesso il risparmio arriva da due strade: materie prime più povere e processi produttivi spinti.
Molte crocchette vengono prodotte tramite estrusione o essiccazione ad alte temperature. Questo rende l’alimento pratico e stabile, ma può anche ridurre la quota di vitamine, modificare alcune proteine e “spegnere” componenti più delicati. Il risultato? Un prodotto che può essere completo sulla carta, ma meno ricco nella sostanza, soprattutto se la qualità degli ingredienti di partenza è già bassa.
Riempitivi e “pancia piena” che non sazia davvero
Un’altra scorciatoia tipica è aumentare la quota di cereali (mais, grano, soia) e ingredienti poco costosi usati come riempitivi. Non significa che i cereali siano sempre “nemici”, ma quando diventano la base dell’alimento e le proteine animali scendono di livello o di chiarezza in etichetta, possono comparire effetti collaterali.
Quello che ho visto succedere più spesso, nella vita reale, è questo circolo:
- crocchetta molto energetica in poco volume,
- animale che chiede ancora,
- porzioni che si allargano “di un pugno”,
- peso che sale senza fare rumore.
A lungo termine, questo può favorire sovrappeso e obesità, con impatto su articolazioni, cuore e resistenza fisica quotidiana.
Disturbi digestivi e pelle che “parla”
Quando una formula è povera o sbilanciata, i segnali spesso arrivano dall’intestino e dalla pelle, cioè dai due “schermi” più sinceri del corpo.
Possibili effetti nel tempo:
- flatulenza, gonfiore, feci molli o altalenanti
- maggiore sensibilità intestinale, con episodi ricorrenti
- prurito, arrossamenti, otiti frequenti
- sospette allergie o intolleranze, spesso difficili da distinguere senza un percorso guidato
Qui il punto non è demonizzare un singolo ingrediente, ma riconoscere che una dieta ripetitiva, con materie prime scadenti, può sostenere uno stato di infiammazione di basso grado che peggiora la qualità della vita.
Il rischio più subdolo: grassi ossidati e irrancidimento
C’è un aspetto che molti ignorano finché non annusano una crocchetta “strana”: l’irrancidimento. I grassi possono ossidarsi col tempo, soprattutto se il sacco resta aperto a lungo, se viene tenuto al caldo o se la qualità dei lipidi è modesta.
Nel lungo periodo, l’ossidazione dei grassi può ridurre il valore nutrizionale e aumentare la produzione di composti irritanti, che non sono l’ideale per cellule e tessuti. È uno di quei rischi silenziosi: non sempre l’animale rifiuta il cibo, ma il corpo può pagarne il prezzo.
Fegato, reni e carenze: quando il tempo fa la differenza
Dire che le crocchette economiche “causano” direttamente malattie gravi è una semplificazione, perché servono valutazioni veterinarie e dati solidi caso per caso. Però è ragionevole dire che, se per anni la dieta è sbilanciata, troppo calorica, povera di qualità e associata a infiammazione cronica, può contribuire a:
- peggioramento del metabolismo, fino a quadri compatibili con diabete
- sovraccarico di fegato e reni in soggetti predisposti o già fragili
- carenze nutrizionali sottili che si vedono in pelo spento, poca energia, recupero lento
Cosa fare, senza estremismi
Cambiare si può, ma con testa.
- Leggi l’etichetta: cerca proteine animali chiare e una formula più semplice.
- Evita sacchi enormi “per risparmiare”: meglio meno prodotto, più fresco.
- Controlla odore e conservazione: chiudi bene, tieni al fresco e all’asciutto.
- Monitora tre cose: peso, feci, pelle. Se cambiano, è un messaggio.
- Se vuoi passare a dieta fresca o casalinga, fallo con un veterinario o nutrizionista, perché anche il “fatto in casa” può creare squilibri.
Alla fine, l’obiettivo non è la perfezione, è la continuità di una scelta che, giorno dopo giorno, costruisce salute invece di consumarla.


