C’è un gesto che sembra innocuo, quasi automatico, e invece può trasformarsi in un piccolo disastro domestico e ambientale: versare l’olio del tonno in scatola nel lavandino. Lo capisco, capita quando hai fretta, il lavello è lì, l’olio “è poco”, e sembra sparire in un attimo. Solo che non sparisce davvero.
Perché l’olio “non scorre” come pensi
A differenza dell’acqua, l’olio è un grasso: si attacca, si stratifica, si combina con residui di sapone, briciole, amidi. Nelle tubature questo mix diventa una specie di colla lenta, che giorno dopo giorno restringe il passaggio.
I segnali arrivano spesso in ritardo, quando ormai il problema è avviato:
- scarico più lento del solito
- cattivi odori che risalgono dal sifone
- piccoli ristagni che sembrano “misteriosi”
- necessità frequente di sturalavandini o prodotti chimici
La parte più antipatica è che l’olio non resta solo nel tratto sotto al lavello. Può proseguire verso la rete di fognature, dove si somma ai grassi di migliaia di cucine, creando incrostazioni e blocchi difficili e costosi da rimuovere.
Il danno alle tubature, in pratica, come succede
Immagina l’interno del tubo come una strada già stretta. L’olio, raffreddandosi, tende a ispessirsi e a “verniciare” le pareti. Poi arrivano:
- residui di cibo (anche microscopici)
- detergenti che emulsionano solo in parte
- altre piccole quantità di grassi
Il risultato è un accumulo progressivo che può portare a:
- intasamenti con interventi idraulici
- maggiore rischio di corrosioni e guarnizioni stressate
- più probabilità di usare prodotti aggressivi che, a loro volta, non fanno bene all’impianto
E tutto questo per un gesto di pochi secondi.
Impatto ambientale, il problema che non vediamo
Qui la questione diventa ancora più seria. Anche quando “sembra diluirsi”, l’olio non si comporta come una sostanza facilmente biodegradabile. Può arrivare ai depuratori e complicare il trattamento dell’acqua, perché i grassi formano strati, schiume, e ostacolano i processi di separazione.
Inoltre, una volta nell’ambiente, l’olio può:
- creare patine superficiali che limitano luce e ossigeno in acqua
- alterare gli ecosistemi di fiumi e mari
- contribuire a rendere il suolo più impermeabile, danneggiando le piante
C’è un dato che fa sempre impressione, proprio perché è facile da ricordare: un litro d’olio può contaminare fino a circa un milione di litri d’acqua. E anche se l’olio del tonno “è poco”, le piccole quantità ripetute sono il vero punto.
Spreco alimentare, perché quell’olio vale più di quanto credi
C’è anche un lato meno ovvio, ma molto concreto: buttare l’olio significa fare spreco nutrizionale. L’olio nella scatoletta assorbe parte dei nutrienti del tonno, in particolare omega 3 e una quota di vitamina D. Sono elementi utili per ossa, sistema immunitario e benessere generale.
Questo non vuol dire che devi berlo a cucchiaiate, ma che può avere senso:
- usarne una piccola parte come condimento
- sfruttarlo in preparazioni dove serve una nota sapida e “marina”
- preferire, quando possibile, un buon olio extravergine per aggiungere polifenoli e vitamina E con effetto antiossidante
Come smaltirlo correttamente (senza complicarti la vita)
La soluzione più semplice è anche la più pulita.
- Fai sgocciolare il tonno e raccogli l’olio in una bottiglia di plastica o in un contenitore resistente con tappo.
- Evita di inserirci residui solidi (briciole, pezzi di tonno), perché rendono più difficile il trattamento.
- Quando il contenitore è pieno, portalo alle isole ecologiche o ai centri di raccolta dedicati agli oli alimentari.
È un’abitudine piccola, ma fa una differenza enorme.
Un ultimo dettaglio su sicurezza e qualità
Se ti viene voglia di riutilizzare l’olio, tieni a mente due attenzioni: l’istamina può aumentare con una conservazione non ottimale del pesce e può dare fastidi a soggetti sensibili, e il tema del mercurio è più rilevante nei tonni di grandi dimensioni. In pratica, usa buon senso, conserva correttamente, e varia le fonti proteiche.
Alla fine, il punto è semplice: non è solo “olio”. È grasso che intasa, è inquinamento che viaggia lontano, ed è anche cibo che potresti valorizzare meglio. E il lavandino, per una volta, non è la scorciatoia giusta.




